Sindrome algodistrofica

La Sindrome algodistrofica o Sindrome di Sudek è una condizione cronica caratterizzata da dolore estremamente invalidante, rigidità articolare, iperalgesia, edema, arrossamento, alterazione della sudorazione e osteoporosi maculata.

Braccia, gambe, mani e piedi sono in assoluto le regioni anatomiche del corpo umano maggiormente interessate dall’algodistrofia.

Compare solitamente dopo un trauma, un’immobilizzazione prolungata, infarto, neoplasia.

Quali sono le cause?

Le precise cause di algodistrofia rimangono un punto interrogativo. Secondo alcuni medici, all’origine della condizione in questione ci sarebbe un malfunzionamento contemporaneo di più sistemi del corpo umano, tra cui il sistema nervoso, il sistema immunitario e il sistema circolatorio.

Si è osservato che, molto spesso (più del 90% dei casi), questa condizione compare a seguito di eventi traumatici o infortuni, quali:

  • fratture ossee, in particolare quelle a carico di polso e caviglia;
  • Tagli e bruciature;
  • Gravi distorsioni o distrazioni articolari;
  • Interventi chirurgici;
  • Immobilizzazione prolungata di un arto (es: a causa di un’ingessatura).

Nel restante 10% dei casi, si pensa che l’algodistrofia possa dipendere dall’irritazione di un qualche nervo, da fenomeni trombotici o, addirittura, in alcuni casi, da neoplasie o infezioni.

Quali sono i sintomi principali?

Come già accennato sopra, il sintomo principale dell’algodistrofia è il dolore.
Il dolore indotto dall’algodistrofia è spesso una sensazione intensa, persistente e debilitante, aggravato dal carico e dal solo contatto con le lenzuola. Molti pazienti lo descrivono anche come una sensazione bruciante o pungente.

La sensazione dolorosa può protrarsi per diversi giorni o settimane; può quindi scomparire improvvisamente e ricomparire con altrettanta imprevedibilità.

Nel descrivere il dolore dell’algodistrofia, spesso i medici usano i termini allodinia (quando un individuo prova dolore anche dopo stimoli lievi e che, in condizione di normalità e buona salute, sarebbero completamente innocui) e iperalgesia (ipersensibilità agli stimoli dolorosi).

In aggiunta al dolore cronico, l’algodistrofia può provocare:

  • Edema;
  • Arrossamento della regione colpita;
  • Alterazione della sensibilità nella regione interessata;
  • Alterazioni a carico dei capelli e delle unghie dell’arto interessato. Capelli e unghie possono crescere più lentamente o più velocemente del normale;
  • Alterazione della sudorazione;
  • Rigidità articolare;
  • Osteoporosi maculata a livello dell’arto dolente.

In cosa consiste la diagnosi?

Diagnosticare l’algodistrofia non è affatto semplice a causa della scarsa conoscenza di questa condizione patologica e della non specificità dei sintomi.

Il primo sintomo a cui si guarda è proprio la presenza del dolore regionale e poi si valutano gli altri possibili sintomi che possono comparire in associazione. L’essersi precedentemente verificato un evento traumatico può aiutare ad arrivare alla diagnosi.
Alcuni segni caratteristici della malattia possono talvolta essere rilevati attraverso la radiografia. L’esame radiografico mostrerà spesso una osteoporosi a chiazze, limitata alla sola parte infiammata e uno scheletro per il resto in ordine. Quando però il problema è più circoscritto è più difficile evidenziare anomalie e sarà probabilmente necessaria la risonanza magnetica o la scintigrafia trifasica. Nonostante la possibilità di utilizzare questi strumenti oggi la diagnosi di algodistrofia è prevalentemente clinica.

Cure e trattamenti

I farmaci che a oggi sembrano offrire le maggiori garanzie di efficacia sono i bifosfonati (farmaci utilizzati solitamente nel trattamento dell’osteoporosi) associati alla fisioterapia, da iniziare entro il più breve tempo dall’esordio dei sintomi. Un ritardo nell’inizio delle cure si associa ad una minore efficacia della terapia con conseguenze estremamente disabilitanti nel medio e lungo periodo.

La fisioterapia permette di alleviare i sintomi e ad accelerare i tempi di guarigione.
Di fondamentale importanza, sia a scopo preventivo che curativo, è l’esercizio terapeutico, con l’obiettivo di insegnare al paziente esercizi che permettano di ridurre gli stress dei tessuti, migliorare la vascolarizzazione, la capacità di carico, la flessibilità muscolare e la mobilità delle articolazioni.
Inoltre, le terapie strumentali quali  Stimolazione Magnetica Funzione (FMS), laserterapia, TECAR, onde d’urto radiali, TENS ed ultrasuoni possono favorire il rafforzamento del tessuto osseo, migliorare la vascolarizzazione dei tessuti e far lavorare meglio il sistema muscolo-scheletrico.